MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO
Regio museo archeologico, ante 1904. Galleria presso Palazzo Vivanet

Il Regio museo e le collezioni archeologiche tra passato e futuro

Elena Romoli

Le immagini ci conservano testimonianze preziose degli allestimenti del Museo archeologico a partire da quello allestito a Palazzo Vivanet dal 1895.
Dopo la parentesi dello spostamento delle collezioni nel complesso delle prigioni di San Pancrazio, nel 1915 venne inaugurata l’importante sede di piazza Indipendenza, dove i reperti archeologici, progressivamente ampliati dai numerosi ritrovamenti che si sono succeduti nel tempo, rimarrà fino alla fine del XX secolo.
Le immagini ci permettono di apprezzare i vari allestimenti, i mutamenti scientifici delle esposizioni e il progressivo strutturarsi dell’apparato didascalico ed esplicativo.
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Potete leggere il testo integrale del saggio nel catalogo edito da Gangemi editore
Pinacoteca Nazionale, retablo di Sant’Eligio, tavola con Sant’Andrea

La fotografia come il quadro. La soluzione per il lavoro dopo il lavoro

Marcella Serreli

La collezione dei dipinti della Pinacoteca nazionale di Cagliari si forma per il fortuito caso della distruzione della chiesa di San Francesco di Stampace (con il conseguente ricovero delle sue opere nel Palazzo delle Seziate) e per l’applicazione delle leggi Siccardi del 1866 sulla soppressione degli ordini religiosi.
Da quel momento, anche grazie ai pionieristici studi di Giovanni Spano (1803–1878), prese avvio una storia ragionata dell’arte in Sardegna.
Subito le macchine fotografiche costituirono un imprescindibile strumento di documentazione e studio dei retabli dipinti; alcune delle meravigliose immagini in bianco e nero tratte dalle lastre furono pubblicate a corredo degli articoli di Carlo Aru a partire dagli anni Venti del Novecento e diedero inizio all’indagine storico artistica in Sardegna.
Per lo storico dell’arte la fotografia è un’ottima compagna di viaggio e testimonia fasi di vita delle opere d’arte che non esistono più, come nel caso dell’immagine del Sant’Andrea del maestro di Sant’Eligio, ridipinto su un originale Sant’Antonio da Padova ed eliminato dai restauri.
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Potete leggere il testo integrale del saggio nel catalogo edito da Gangemi editore
Pinacoteca Nazionale, Michele Cavaro, retablo di Nostra Signora della Neve

Il retablo di Nostra Signora della Neve di Michele Cavaro. Pensieri in libertà

Antonia Giulia Maxia

Nella Pinacoteca nazionale di Cagliari è conservato il retablo di Nostra Signora della Neve, costituito da tre tavole nelle quali le scene raffigurate sembra nascano l’una dall’altra in un gioco di sovrapposizione e accostamento di figure e momenti del Nuovo Testamento: una Pentecoste sopra l’Adorazione dei Magi, una Annunciazione sopra la Natività, una Adorazione dei Magi sopra l’Annunciazione.
Nell’Archivio fotografico si conservano alcuni negativi in cui le tre tavole mostrano il loro originario aspetto con la raffigurazione di una sola scena per volta: l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione dei Magi. Il professor Carlo Aru, studiò con attenzione queste tavole a partire da un documento d’archivio, un contratto redatto in Cagliari dal notaio Pietro Sabater il 10 novembre dell’anno 1568, che impegnava mestre Miguel Cavaro pintor a dipingere e dorare un retablo affisso nella cappella di Nostra Signora della Neve nel convento di San Francesco di Stampace.
Nel 1930 si decise di asportare in parte la pittura di Michele Cavaro e furono rinvenute al di sotto altre scene a opera di un altro maestro. L’indagine rimase “a metà”, come testimonianza del riuso e forse per la difficoltà dell’Aru di scegliere tra le due personalità artistiche.
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Museo archeologico nazionale, ante 1914, collezione Gouin, statuetta in bronzo raffigurante la dea Afrodite

L’affascinante viaggio nel collezionismo privato

Maria Gerolama Messina

Il museo archeologico trae le sue origini dal fenomeno del collezionismo di oggetti che, essendo percepiti di eccezionale importanza, vennero ricercati e conservati da singole personalità.
In Sardegna la prima collezione aperta al pubblico in forma museale fu quella dell’allora vicerè Carlo Felice, che nel 1802 allestì alcune stanze del palazzo dove risiedeva per la sua carica istituzionale nel centro di Cagliari.
Questa raccolta, poi ampliata dalla progressiva acquisizione di altre importanti collezioni private, costituì il primo nucleo di reperti da cui ebbe successivamente origine il Museo archeologico nazionale di Cagliari.
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Potete leggere il testo integrale del saggio nel catalogo edito da Gangemi editore
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